Victor Hugo "Il teatro non è il paese della realtà".

Pubblicato in Blog e news

"Il Teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto la terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco". 
(Victor Hugo)

Victor Hugo, uno strumento ribelle in nome dell'umanità.

Il maggior esponente del Romanticismo francese! Nato agli inizi dell'Ottocento dal generale Joseph Leopold Hugo e da Sophie Trebuchet, Victor Hugo trascorre l'infanzia quasi sempre in viaggio, al seguito delle campagne militari dal padre in Corsica, all'Elba e in Spagna, dove per un anno fu scolaro del prestigioso Collegio dei Nobili a Madrid. Dei vari luoghi visitati, serberà la memoria per tutta la vita. 

Dal 1815 al 1818, visse a Parigi nel Convitto Cordier, dove l'autoritario padre volle che preparasse gli esami d'ammissione all'Ecole Polytecnique. Ma l'interesse del figlio era ben altro. Hugo uscì dall'istituto con l'idea di dedicarsi alla letteratura, dando vita nel 1819 al foglio "Il Conservatore Letterario"

Nel 1822 convolò a nozze con l'amica d'infanzia Adele Foucher, dalla quale ebbe in seguito cinque figli. Quest'anno segnò anche la pubblicazione della sua prima opera letteraria "Odi e Poesie Diverse", che gli fruttò dal re Luigi XVIII una pensione di 1000 franchi, accresciuta nel 1823 in seguito alla stesura dell'opera "Han D'Islande".

A soli cinque anni di distanza, Hugo scrisse quello che ancora oggi viene considerato il manifesto del movimento romantico in Francia, la prefazione del suo autentico dramma Crowell, una pièce che scardina letteralmente il teatro classico, per mettere in scena le nuove idee romantiche. 

Nel 1829 pubblica "L'ultimo giorno di un condannato a morte", un'acerba critica sulla pena di morte che diventerà una delle battaglie più grandi della vita di questo scrittore. Un anno dopo mise in scena il dramma Errani, musicato poi da Giuseppe Verdi, che rappresenterà il vero trionfo del Romanticismo. 

Nonostante questi prestigiosi successi, la sua produzione letteraria continuò instancabilmente con la composizione di altre opere liriche, teatrali, e il celebre romanzo Notre Dame De Paris (1831) che può essere considerato un vero e proprio affresco storico della pittura di Luigi XI, non molto cambiata da quella di oggi. Una Parigi per lo più contradditoria, come tutte le grandi città, che nella bellissima Cattedrale di Notre Dame riassume l'arte e il cuore del Medioevo, pronta a sfidare il tempo e la stupidità di quei piccoli uomini moderni che osano toccare i monumenti greci. Contro questi vandali, lo scrittore non ha mai posto alcun ritegno. 

La vita di Victor Hugo venne sconvolta nel 1843 da un lutto tragico e doloroso, la morte per annegamento della figlia Leopoldine e del genero. Questo particolare avvenimento abbinato all'insuccesso della sua opera teatrale, lo condusse ad un profondo periodo di depressione che, inevitabilmente, segnò la sua carriera creativa per ben dieci lunghi anni.

Successivamente nel 1852 il colpo di Stato di Napoleone III, costrinse lo scrittore a pagare con l'esilio la sua ostinata opposizione al regime. Di conseguenza, fu costretto a rifugiarsi nelle Isole Normanne, dove vi rimase fino alla tragica fine del Secondo Impero.

Durante questo periodo scrisse una delle sue opere più significative "I Miserabili", pubblicato dopo oltre diciassette anni di instancabile lavoro, oltre a "L'uomo che ride", "I lavoratori del mare" e "La leggenda dei secoli". Dopo la caduta di Napoleone III, Victor Hugo fece rientro a Parigi, dove venne accolto trionfalmente e onorato come vate della Patria.

Il 22 maggio 1855 segna la data della morte di questo illustre scrittore, poeta e drammaturgo, ritenuto il maggior esponente del Romanticismo francese. Le sue esequie furono un'apoteosi: la sua salma venne lasciata per una notte intera sotto l'Arco di Trionfo dei Campi Elisi, vegliata costantemente da dodici poeti. 

 

Leggi tutto...

Il talento di Mattia Cremonese sbarca a New York.

Pubblicato in Blog e news

Credere fino in fondo al proprio talento! E' ciò che ha fatto Mattia Cremonese, giovane diciottenne di Pedavena con un'innata passione per il teatro, il canto e la danza, ma soprattutto per il musical, un genere di rappresentazione nato negli Stati Uniti tra l'Ottocento e il Novecento, che incorpora e abbraccia tutte queste discipline. 

Un ragazzo perspicace che, dopo aver terminato l'ultimo anno di scuola superiore, è pronto a spiccare il volo per realizzare il proprio sogno: pochi giorni fa ha saputo di essere stato selezionato per una borsa biennale alla prestigiosa American Musical And Dramatic Academy (AMDA), un conservatorio universitario privato per le arti dello spettacolo situato a New York City e Los Angeles.

La formazione artistica di Mattia è cominciata proprio con il poliedrico attore, drammaturgo, regista e formatore Roberto Faoro, anima e motore dell'Associazione Culturale Teatro del Cuore, dove ha potuto portare in scena ben quattro spettacoli.

Nel frattempo Mattia Cremonese ha iniziato anche ad avvicinarsi al mondo del canto frequentando la Scuola di Musica Francesco Sandi e, al contempo, anche alla danza grazie all'incontro con Anna Argenti di Zero Gravity Pilates And Dance di Feltre.

Ma in tutto questo il musical è diventato presto il suo vero obiettivo, dato che nel nostro Paese questo genere non è ancora particolarmente conosciuto e apprezzato. Una volta scoperto, è stato amore a prima vista: Mattia ha iniziato ad appassionarsi guardando soprattutto spettacoli stranieri, con un occhio di riguardo per quelli di Broadway, arrivando presto alla conclusione di mettersi in gioco tentando la sfida di entrare in un'accademia estera, cercando le biografie degli attori che più lo appassionavano per scoprire dove avessero studiato. 

Da questa ricerca, la scelta dell'accademia newyorkese. L'AMDA nel suo sito web ha un'intera sezione dedicata agli studenti internazionali. Questo particolare ha colpito subito l'attenzione di Mattia, che ha potuto constatare con i suoi occhi di possedere tutti i requisiti per entrare in questa scuola.

Preso dall'entusiasmo, l'audace giovane decide di iscriversi iniziando a seguire qualche Open House online, informandosi sui corsi e audizioni. Per essere ammessi era richiesto di preparare una canzone tratta proprio da un musical e un monologo teatrale, ovviamente tutto in lingua inglese. 

Oltre a tutto questo, un'intervista personale e la scrittura di un'autobiografia composta da un massimo di 500 - 700 parole. Lo scorso 15 gennaio è stato il grande giorno dell'audizione di Mattia via Zoom. Dopo essersi esibito e aver risposto ad una serie di domande, ha ricevuto via email la tanto attesa conferma di essere stato selezionato come studente alla prestigiosa Accademia, ricevendo il plico con il certificato di accettazione.

Le lezioni inizieranno il 18 ottobre: Mattia per il momento frequenterà i primi due anni, conseguendo il certificato professionale di conservatorio. Successivamente il suo percorso accademico potrà proseguire ottenendo la laurea in arti performative.

Roberto Faoro e il forte legame con Mattia Cremonese.

La storia di Mattia è un bellissimo messaggio per i più giovani. Parola di Roberto Faoro, suo primo maestro. In un momento di forte smarrimento e depressione generale, Mattia è la testimonianza che "si può fare". Ha avuto forte determinazione e coraggio nel provare ad inseguire un suo sogno, senza mai scoraggiarsi di fronte a problemi e difficoltà. Poi se l'hanno preso, vuol dire che il talento lo ha davvero.

Mattia Cremonese non è figlio solo della nostra Associazione Culturale, ma di se stesso e delle tante esperienze che ha intrapreso negli anni. Da subito ho riconosciuto in lui una presenza corporea, mentale ed emotiva che mi hanno profondamente colpito. In lui ho visto affidabilità, serietà, passione, dedizione e una certa elasticità, che gli permetteva di trasformare le mie richieste in azioni ed emozioni, anche con una certa qualità e precisione, facendomi pensare che fosse davvero un ragazzo di talento. Così è stato, a quanto pare.

Riuscire a coltivare i propri sogni è la strada maestra che porta alla felicità e a sentirsi sempre orgogliosi di se stessi. Tutti quelli che nella loro vita sono riusciti a combinare qualcosa di importante, sono persone che non hanno solo sognato ma che ci hanno creduto fino in fondo, perchè nulla oggi è irraggiungibile. Basta solo essere pronti a spiccare il volo al momento più opportuno. 

 

 

 

Leggi tutto...

Storia del Teatro dalle origini ai giorni nostri

Pubblicato in Blog e news

L'uomo ha sempre avvertito il bisogno di socializzare e riunirsi in gruppi, non solo per motivi di sopravvivenza, ma anche allo scopo di celebrare il rito, il mito e la caccia, che sono stati individuati dagli antropologi teatrali quali luoghi di origine del teatro.

La storia del teatro in Europa si sviluppa ad Atene in Grecia, ben cinque secoli prima della nascita di Cristo, con quelle forme d'arte che oggi conosciamo come "tragedia greca" che ebbe origine dal Ditirambo, un rito in onore del dio Dionisio caratterizzato da musica, canto e danza.

Gli attori, nell'eseguirlo, indossavano per lo più pelli di capra, ottenendo come premio per la migliore interpretazione un capretto. Nella tragedia gli eventi riguardavano personaggi illustri e/o mitologici e avevano come finale una catastrofe. Gli argomenti portati in scena erano i più disparati e, in genere, il loro fine era il rispetto delle istituzioni, del destino e della religione. Gli attori erano tre e usavano maschere, dovendo interpretare più personaggi.

Anche la commedia trae origine da un rito in onore di Dionisio, ma in essa il canto aveva una caratteristica legata alla satira. Questa forma di recitazione si sviluppa da attori che provengono dal popolo e che avevano bisogno di parlare alla gente comune, come pura risposta ad un potere dominante, quello degli aristocratici, dei regnanti e della Chiesa, aprendo i loro palcoscenici nella piazza, nei mercati, nelle strade dove si poteva radunare una comunità di persone, per i più disparati motivi. I greci erano un pubblico molto appassionato; arrivavano in teatro all'alba per assistere alle rappresentazioni che si svolgevano durante l'intera giornata.

La tragedia greca raggiunse il suo massimo splendore con le opere di tre autori più famosi: Eschilio, Sofocle ed Euripide, mentre il più elevato esponente della commedia greca fu Aristofane, la cui caratteristica principale era quella di fare satira su vari governanti ateniesi. 

Il Teatro nell'antica Roma

Nell'antica Roma il teatro non raggiunge mai quei livelli artistici e culturali presenti in quello greco. Per i romani il teatro rappresentava per lo più un luogo di ritrovo dove divertirsi, sfoggiando il proprio status sociale. La tragedia e la commedia non riscossero particolare apprezzamento e successo, tant'è che furono presto sostituite da alcune scenette comiche, da mimi e da esercizi acrobatici. A seguito della caduta dell'impero romano, il teatro conobbe un periodo triste e oscuro; la Chiesa, considerando gli spettacoli dei mimi e degli acrobati osceni e indecorosi, scomunicò questi e gli attori classici, escludendoli dalla comunità cristiana privandoli dei sacramenti. Ma il bisogno di recitare, favorì la comparsa di una particolare forma di espressione drammatica all'interno della Chiesa, durante la funzione religiosa.

Il Teatro nel Medioevo

Nel Medioevo il dramma si esprimeva nelle rappresentazioni religiose di episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, non tralasciando spettacoli comici e di saltimbanchi, di piazza e di corte. L'attore protagonista era il giullare che si esibiva in pubblico, non essendo ancora presenti gli edifici teatrali. A causa della sua comicità, ironia e sarcasmo, ma anche del fatto che trasformava il proprio corpo fingendo e non avendo fissa dimora, questa figura era costantemente criticata e presa di mira dalla Chiesa.

All'opposto della tradizione teatrale del giullare vi era quella del dramma liturgico, dove veniva trattato un soggetto sacro in forma canora, composto in versi latini, collocato in edifici preposti al culto, all'interno di una funzione liturgica o di un rito sacro vissuto dagli spettatori come vero e autentico. Nel basso Medioevo si impose anche la sacra rappresentazione, che si svolgeva in luoghi pubblici o all'aperto, dove gli spettatori assistevano a qualcosa che veniva recitato dagli altri.

Il Teatro Moderno

Il Rinascimento, che segnò il passaggio dal mondo medioevale all'età moderna, introdusse nuovi concetti nel teatro. Accanto alle commedie più colte ed erudite, incominciò a svilupparsi il teatro di strada, che tanto appassionava e divertiva la gente, non avendo un copione scritto. Verso il XVII secolo, l'epoca della Commedia dell'Arte scomparve, ma a dare lustro e risalto ai personaggi più illustri come Arlecchino, Colombina e Ballanzone, ci pensò il commediografo, scrittore, librettista e avvocato italiano Carlo Goldoni, considerato uno dei padri della commedia moderna che deve parte della sua fama anche alle opere in lingua veneta.

Nel Seicento si svilupparono due filoni in Europa: quello legato al mondo classico dove gli autori principali erano Pierre Corneille e Jean Racine e quello legato all'approfondimento di temi storici, come quello inglese di Christopher Marlowe e di William Shakespeare. Il Teatro Rinascimentale era anche un dramma pastorale, i cui elementi costitutivi erano legati alla fuga dalla realtà, al miraggio di un mondo ideale e al malinconico senso di fuga della vita di ogni giorno.

In Italia, a Firenze, verso la metà del 1594 gli amici della Camerata Fiorentina diedero vita al melodramma, dove la musica ricopriva il ruolo più importante e la parola era ridotta ad un semplice canovaccio. Gli attori professionisti erano fieri di recitare senza battute da imparare a memoria, basandosi solo sulla propria capacità di improvvisazione, senza sottostare a particolari esigenze sceniche o di illuminazione.

Nel Settecento la tragedia sopravvive nel nostro Paese con Vittorio Alfieri, autore di molte tragedie di argomento classico e storico come Antigone, Saul, Maria Stuarda e Oreste, dove la figura principale è quella del tiranno. Il teatro nei primi dell'800, era caratterizzato dalla passione per gli spettacoli sfarzosi e grandiosi, con comparse, costumi e scenografie accuratamente preparate. Verso la metà del secolo si affacciarono sulla scena europea tre grandi drammaturghi Ibsen, Cechov e Strinberg, che aprirono la strada a nuove forme di teatro che presero il nome di drammi realistici, dove la realtà veniva accuratamente analizzata nei suoi aspetti, anche quelli più rudi e violenti.

Il Teatro Contemporaneo

Caratteristica principale dei primi decenni del XX secolo è la comparsa, in campo teatrale, di nuove sperimentazioni che ricercavano l'approfondimento di tematiche che potevano mettere in evidenza il rapporto fra l'individuo e il suo condizionamento imposto dalla società. L'opera dello scrittore e poeta italiano insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1934 Luigi Pirandello, fu quella che maggiormente evidenziò questo aspetto.

La tecnica recitativa di allora fu particolarmente influenzata dal metodo Stanislavskij utilizzato ancor'oggi nella recitazione, che si basa sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il suo mondo interiore e quello dell'attore, attraverso l'esternazione delle emozioni interiori e la loro rielaborazione a livello intimo.

Verso gli anni'60 nascono le prime forme di teatro d'avanguardia, denominazione attribuita ai fenomeni del comportamento e dell'opinione intellettuale, soprattutto in campo artistico e letterario, più estremisti, audaci e innovativi, in anticipo sui gusti e sulla conoscenza, connotate dal costruirsi di raggruppamenti di artisti sotto un preciso manifesto da loro firmato. 

 

 

 

Leggi tutto...

Teatro, scuola dell'anima. Vincere la timidezza e diventare più consapevoli.

Pubblicato in Blog e news

Lo spazio del laboratorio è quel luogo straordinario, protetto, contenuto, dove le parole, le emozioni e le azioni non hanno conseguenze sulla vita, almeno non direttamente; è una palestra dove ci si può allenare nello scambio di parole, azioni, emozioni. Gli esercizi servono a sperimentare condizioni di apertura corporea ed emotiva e la ripetizione serve a far sì che esse divengano automatismi, quindi ricchezza personale.

In oltre vent'anni dedicati alla conduzione di laboratori teatrali, ho avuto modo di vedere quali siano i benefici dell'arte scenica, a volte molto evidenti: essa migliora l'autostima, la consapevolezza di se: con l'esercizio, si smussano forme di timidezza a favore della capacità di parlare in classe o in pubblico. 

La sala dell'Associazione Culturale Teatro del Cuore è punto di riferimento per i ragazzi, per gli adulti e per i genitori, ma spesso anche per gli psicologi dell'età infantile e dell'adolescenza che consigliano, anche a giovani con piccole difficoltà, di affiancare al loro percorso quello teatrale.

Per questo in sala, l'obiettivo è quello di creare una ambiente privo di giudizi e competizioni, un luogo in cui poter sbagliare e ricominciare. In questo, cerco di essere un catalizzatore, nel senso che tento di creare un'atmosfera che consenta piccole scoperte e liberazioni. Il teatro è relazione, con se, con gli altri e con il pubblico, un luogo in cui è possibile viaggiare nel tempo, nello spazio.

Come diceva Michail Cechov: "Il teatro è il luogo in cui l'utopia, il sogno possono farsi carne anche se per un breve istante" e, basandosi proprio su questi principi, il motto che guida questo lavoro, anche all'interno dei laboratori è: "Qualsiasi via è soltanto una via e non c'è nessun affronto a se stessi o agli altri nell'abbandonarla, se questo è quello che il cuore ti dice di fare; esamina ogni via con accuratezza e poi poni a te stesso, e soltanto a te stesso, una domanda: questa via ha un cuore? Se lo ha la via è buona, se non lo ha non serve a niente."

Del resto, lo diceva anche il Piccolo Principe di Saint Exupèry: "Non si vede bene se non con il cuore". Da queste basi è salpata l'idea di un Teatro che non fosse solo momento narcisistico o esibizionistico, ma un mezzo per entrare in relazione con se stessi e gli altri; dove gli altri non siano meri oggetti per il nostro piacere di attori ma fratelli e sorelle che insieme agli artefici, traghettatori, intraprendono un viaggio dentro una storia.

Credo che promuovere e dedicare la vita a questo sia una piccola forma di rivoluzione, un messaggio umile ma appassionato ai giovani, che esiste una strada, che una vita diversa possa trovare una via, per non essere solo storno buon appetito come chiamava Bach nel gabbiano J. Livingston, cioè quei gabbiani che non cercano nulla nella vita se non il cibo.

Al Teatro del Cuore sono approdati centinaia di giovani, con i loro dolori, le loro speranze, le gioie, gli entusiasmi alcuni si sono diplomati all'Accademia, altri, i più, hanno acquisito autostima, consapevolezza, sicurezza. Qualche tempo fa due giovani hanno realizzato un video in cui hanno espresso questi sentimenti.

Mattia 15 anni racconta:" Ho iniziato a frequentare i laboratori perchè volevo togliere lo schermo che spesso, quasi sempre, mettevo tra me e gli altri. Ora questo problema non ce l'ho più grazie al corso. All'inizio ero timido, introverso, ora mi sento molto più libero di essere me stesso".

E Alyssa conferma lo stesso: "Mi ha aiutato a vincere la timidezza e la paura di stare al centro dell'attenzione. Apprezzo il gruppo che si crea con gli altri, persone con la stessa passione e che non giudicano; le prove sono il momento in cui imparare dai propri errori e quelli degli altri senza sentirsi a disagio".

Aver dato un piccolo contributo alla realizzazione dei sogni dei giovani è la più grande soddisfazione di questo magico mondo del teatro. Roberto Faoro.

Leggi tutto...

A Feltre è nata la Compagnia Teatro del Cuore Ragazzi.

Pubblicato in Blog e news

C'è sempre una prima volta! A Feltre dal 2019 esiste una compagnia teatrale costituita da ragazzi di età compresa fra i dodici e i diciassette anni, che hanno frequentato i laboratori condotti dall'attore, drammaturgo, regista e formatore Roberto Faoro, nonchè fondatore dell'Associazione Culturale Teatro del Cuore.

In un clima libero da giudizi, nel quale è stato possibile sbagliare e ricominciare in libertà, i novelli attori hanno compiuto un viaggio alla scoperta dell'arte, della recitazione e della cultura teatrale, esercitandosi a livello corporeo, vocale, respiratorio e gestuale, con lavori d'ensamble individuali, a coppie, improvvisazioni corporee e verbali, concentrandosi sulla costruzione del proprio personaggio. Il tutto seguendo varie metodologie da M. Cechov a Grotowskij, da Strasberg a Stanislavskij, da Brook a Scolari e altri.

Nel ruolo di docente Roberto Faoro ha cercato di indirizzare gli allievi verso la visione del Teatro come possibile specchio dell'anima e, nello stesso tempo, come occasione di crescita personale in termini di autostima con ricadute positive anche in ambito scolastico, quali ad esempio una maggiore disinvoltura nell'esposizione, nella lettura, nell'espressività vocale e corporea in genere.

Tra i molteplici progetti, laboratori e spettacoli teatrali portati in scena dalla Compagnia, Immaginario il Malato liberamente tratto dalla commedia di Molinèere e Fanciulli e più che Uomini, tratto dall'opera di Giacomo Leopardi che ricorda come il pensiero unito all'immaginario e non agli umori incontrollati della pancia, possono salvarci dalla violenza e dalla confusione. Un omaggio anche all'Infinito, poesia ancora oggi capace di toccare le nostre corde più profonde. 

Al Teatro del Cuore sono approdati centinaia di giovani con i loro dolori, le loro speranze, gioie ed entusiasmi; alcuni si sono diplomati all'Accademia, altri, i più, hanno acquisito maggiore autostima, consapevolezza e sicurezza. Qualche tempo fa due giovani hanno realizzato un video in cui hanno espresso questi sentimenti. Aver dato un piccolo contributo alla realizzazione dei sogni dei giovani è la più grande soddisfazione di questo magico mondo del teatro. 

Leggi tutto...

Il Tempo Ritrovato. Poetica della Testimonianza.

Pubblicato in Laboratori per la terza età

L'Associazione Culturale Teatro del Cuore di Feltre si rivolge anche alla terza età promuovendo un laboratorio di narrazione autobiografica destinato agli anziani residenti in Case di Riposo o che frequentano i Centri Diurni e Socio - Ricreativi della Provincia di Belluno. 

Da un lato il teatro con le sue tecniche, gli spazi, i tempi e le regole; dall'altro in questo caso ciascun partecipante è chiamato a portare alla luce il proprio patrimonio di vita caratterizzato da esperienze, ricordi e memorie spesso dimenticate, inespresse oppure poco valorizzate, attraverso l'uso della scrittura, della narrazione autobiografica e dello storytelling emozionale.

L'esplorazione nella memoria che riaffiora anche a distanza di molti anni ridando vita a parole, sensazioni, ricordi, testimonianze e immagini ben nitide e precise abbinate all'uso della narrazione, daranno forma alla prima parte del laboratorio caratterizzata dall'apprendimento di alcune tematiche quali ad esempio i giochi di una volta, i balli nel periodo della giovane età, l'esperienza tragica della guerra, le feste e le tradizioni popolari, l'emigrazione veneta, il mondo del lavoro, il ruolo dell'anziano nella famiglia e nella società di un tempo.

Successivamente si proseguirà nella direzione di un confronto tra generazioni: i nonni si faranno promotori di una fabulazione rivolta ai loro nipoti o alle nuove generazioni, raccontando loro storie di vita riproponendo un gesto antico e purtroppo caduto in disuso: la trasmissione alle generazioni di oggi del passato, che ha come scopo stimolare la curiosità e la consapevolezza, quindi raccontare storie popolari nel senso shakespirano della parola, principio base che sta alle radici del Teatro del Cuore. 

Attraverso l'autonarrazione si mette ordine nel vissuto, e questo è un bene.

Fonti d'ispirazione per lo sviluppo del progetto: J. Hillman, Duccio Demetrio. 

Leggi tutto...

Effetti Collaterali

Pubblicato in Produzioni

Regia: Roberto Faoro

Oggi si fa un gran parlare dell'alcol a volte con ipocrisia, come stile di vita, come momento ricreativo, come collante sociale e indispensabile presenza negli affari, come puro piacere, ma anche come fonte di morte, incidenti stradali, vittime di vario genere.

Effetti Collaterali è uno spettacolo teatrale scritto a più mani, creazione collettiva che ci attraversa tutti e che speriamo tocchi molti. Un esempio di come il Teatro debba tornare a parlare della vita senza esprimere alcuna morale o giudizio, delle angosce, delle gioie e delle paure degli uomini, nella ferma convinzione che il senso più alto del teatro sta nel mettere in scena ciò che tocca davvero la comunità, innescando al contempo un momento di condivisione, riflessione ed emozione. Un Teatro del Cuore insomma. 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS